La storia della terapia dell’ipertermia oncologica


L’uso del calore per il trattamento del cancro risale all’Antico Egitto
A dispetto di quanto si sia portati a pensare, il cancro è esistito per tutta la storia umana. Addirittura, alcuni risultati paleopatologici indicano che i tumori esistevano già negli animali preistorici, molto prima che l’uomo facesse la sua comparsa sulla Terra.
L’uso del calore per il trattamento del cancro è anch’esso molto antico e risale all’Antico Egitto.
Secondo il Papiro Edwin Smith, il più antico trattato di medicina egiziana giunto sino ai giorni nostri, intorno al 2600 AC. il famoso medico egiziano di nome Imhotep bruciò un tumore sporgente al seno con un attizzatoio riscaldato.
Sembra certo che già nel 2000 AC, la distruzione locale dei tumori utilizzando il cauterio fosse un metodo ampiamente utilizzato per la terapia del cancro.
Calore e remissione del cancro: i primi studi
Nell’antica Grecia, Ippocrate affermava nel suo Aforisma 87: «Le malattie che le medicine non curano, le cura il ferro; quelle che il ferro non cura, le cura il fuoco; quelle che il fuoco non cura, bisogna ritenerle incurabili»
Sebbene la comprensione del sistema immunitario fosse primitiva, alla fine del XIX secolo, i medici iniziarono a rendersi conto che il calore poteva fare di più che bloccare la crescita tumorale.
Era stato anche compreso che le infezioni erano occasionalmente associate alla remissione del cancro.
Nel 1866 Busch in Germania documentò la remissione completa di un sarcoma sul volto dopo la contrazione da parte del paziente dell’erisipela, un’infezione della pelle che ha come sintomo più frequente la febbre elevata.
Nella seconda metà dell’800 in Francia, Germania e Russia i medici cominciarono a curare i malati di cancro infettandoli con malattie i cui sintomi prevedevano febbre alta.
L’infezione più usata era proprio l’erisipela.


La prima documentazione di immunoterapia contro il cancro
Uno dei ricercatori più famosi dell’epoca fu William Coley, chirurgo del New York Hospital che, dopo la morte di una sua paziente a causa di un sarcoma, cominciò a studiare come le infezioni potessero aiutare a curare i tumori.
A partire dal 1890 egli trattò almeno 900 pazienti con tumori inoperabili con la cosiddetta tossina di Coley, una miscela di diversi batteri.
Egli documentò un tasso di regressione del 60% e un tasso di guarigione superiore al 20%.
Questo studio su larga scala è considerato la prima documentazione di immunoterapia contro il cancro.
L’ipertermia come terapia a sé stante cominciò a svilupparsi poco dopo la nascita della tossina di Coley.
1931 – Il primo dispositivo per il trattamento ipertermico
Il primo vero e proprio dispositivo per il trattamento ipertermico fu sviluppato nel 1931.
Ai tempi esso fu definito come una macchina destinata alla terapia febbrile.
Il suo funzionamento permetteva per la prima volta di riscaldare il corpo dall’esterno tramite onde elettromagnetiche a radiofrequenza, senza introdurre alcun oggetto nel paziente; proprio per questo motivo tale dispositivo si può considerare il precursore di tutte le macchine ipertermiche.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale riprendono gli studi sull’ipertermia
Dopo la Seconda guerra mondiale ripresero gli studi sull’ipertermia, la quale cominciò inoltre a essere usata e testata. Furono sviluppati metodi che usavano sia onde a radiofrequenza che microonde e infrarossi.
I primi esperimenti furono fatti sui tumori di animali, in seguito si passò ai tumori umani.
1950 – Nasce la chemioterpia ed iniziano i primi trattamenti combinati
Nel 1950 fu sviluppata la chemioterapia; poiché sia quest’ultima che l’ipertermia venivano usate soprattutto a livello regionale, gli scienziati iniziarono subito a sperimentare trattamenti combinati.
Alcune delle prime ricerche sull’ipertermia come terapia a sé stante non diedero risultati incoraggianti: gli esperimenti in vitro e in vivo fornirono infatti risultati molto differenti, caratterizzati in particolare da danni al tumore molto minori nel secondo tipo di procedura.
Dal 1975 ci si concentra sulle modifiche che l’ipertermia può portare a chemioterapia e radioterapia
Le ricerche successive, quelle che furono portate avanti dal ‘75 all’ ‘85, si concentrarono dunque sulle modifiche che l’ipertermia può portare a chemioterapia e radioterapia.
Le sperimentazioni con l’ipertermia si diffusero in tutto il mondo. Attualmente l’ipertermia locale viene utilizzata sia per scopi di ablazione in alternativa alla chirurgia o in combinazione con chemioterapia e/o radioterapia allo scopo di aumentare gli effetti tumoricidi di queste terapie.
Fonti
- Hajdu SI, Thun, MJ, Hannan, LM, Jemal, A. A note from history: landmarks in history of cancer, part 1. Cancer 2011; 117 (5):1097-102.
Link: https://acsjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/cncr.25553
- Toraya-Brown S, Fiering S. Local tumour hyperthermia as immunotherapy for metastatic cancer.
Int J Hyperthermia 2014;30(8):531-9.
Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25430985/
- Datta NR, Ordóñez SG, Gaipl US, et al. Local hyperthermia combined with radiotherapy and-/or chemotherapy: recent advances and promises for the future. Cancer Treat Rev 2015;41(9):742-53.
Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26051911/
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