Approfondimenti

Oltre il protocollo STUPP: le terapie complementari per integrare il trattamento del glioblastoma (GBM)

Il trattamento del glioblastoma è ancora ad oggi una delle sfide più impegnative dell’Oncologia. L’applicazione dei soli protocolli di chemio-radioterapia non è in grado di scongiurare le recidive, spesso precoci,  nei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico  e tantomeno di migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita nei pazienti non operabili già alla diagnosi.


Introduzione al glioblastoma e al protocollo STUPP

Il glioblastoma (GBM) è una forma altamente aggressiva di cancro al cervello, caratterizzato da una crescita rapida, dal comportamento invasivo e dalla frequente resistenza alle terapie convenzionali  con una conseguente prognosi sfavorevole.
Ad oggi il  protocollo STUPP (dal nome del Dr. Roger Stupp che lo ha messo a punto) rappresenta di fatto l’unica strategia di trattamento in prima linea e combina la resezione chirurgica  per rimuovere la maggior parte possibile del tumore, seguita da radioterapia e chemioterapia orale con Temozolomide, che prosegue poi per altri 6 mesi.
Tuttavia, benché questo protocollo abbia prolungato la sopravvivenza di molti pazienti, è essenziale riconoscerne i limiti.

Innanzitutto, il protocollo STUPP non garantisce una sopravvivenza a lungo termine con  remissione. Il glioblastoma è noto per il suo alto tasso di recidiva, con la maggior parte dei pazienti che sperimentano una ricrescita del tumore entro un anno dal trattamento.

In secondo luogo, gli effetti collaterali associati al protocollo STUPP possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita di un paziente. Gli effetti avversi comuni della Temozolomide includono nausea, affaticamento e diminuzione di globuli bianchi e piastrine  che possono portare a una maggiore suscettibilità alle infezioni e ad un maggiore rischio emorragico. I pazienti sottoposti a radioterapia possono sperimentare un declino cognitivo ealterazioni neurologiche, complicando la gestione della loro salute generale.

Inoltre, il protocollo STUPP affronta principalmente il tumore in sé ma non tiene conto della biologia tumorale unica del singolo paziente o dei potenziali benefici della medicina personalizzata. L’eterogeneità del glioblastoma significa che ciò che funziona per un paziente potrebbe non essere efficace per un altro. Ciò ha portato a un crescente interesse nell’esplorazione di terapie complementari da integrare ai trattamenti tradizionali per migliorare i risultati e il benessere generale dei pazienti.


L’approccio complementare del nostro Centro nel  glioblastoma

Le terapie complementari disponibili presso il nostro Centro comprendono numerosi approcci integrati che possono essere utilizzati insieme ai trattamenti medici convenzionali per migliorare l’effetto della cura e  il benessere generale dei pazienti con glioblastoma:

  • Ipertermia Oncologica a radiofrequenze: si tratta di un trattamento localizzato a radiofrequenze che sfrutta la peculiare sensibilità delle cellule tumorali all’incremento di temperatura; applicata in concomitanza ai trattamenti standard potenzia l’effetto della chemioterapia e della radioterapia favorendo il meccanismo di apoptosi delle cellule tumorali con un miglioramento della risposta terapeutica.
  • Integrazione: sebbene l’assunzione di integratori erboristici e naturali non sostituisca il trattamento chemioterapico, possono offrire un prezioso supporto nel migliorare la qualità della vita, gestire i sintomi e contribuire potenzialmente a un approccio più efficace. alla cura del glioblastoma. Una combinazione personalizzata di terapie convenzionali e complementari, permette di offrire ai pazienti che affrontano il glioblastoma un miglioramento della qualità della vita durante e dopo il trattamento.
  • Ossigeno-Ozonoterapia: migliora l’ossigenazione, riduce i danni infiammatori e da radicali liberi, combatte l’astenia e i dolori osteo-muscolari, riduce il decadimento cognitivo e neurologico e gli effetti collaterali della chemioterapia e radioterapia.
  • Cannabis: in specifiche condizioni la supplementazione con derivati della cannabis può essere di aiuto per gestire i sintomi più comuni sperimentati dai pazienti con glioblastoma come affaticamento, nausea, disturbi del sonno, ansia, depressione, sintomatologia neurologica. Numerosi studi evidenziano anche un beneficio nell’evoluzione del glioblastoma con minori tassi di progressione.
  • Agopuntura: mediante la stimolazione con aghi di punti  specifici del corpo, l’agopuntura mira a stimolare il rilascio di endorfine e  di altre sostanze neurochimiche (con un coinvolgimento anche del sistema endocannabinoide) con un beneficio sul sistema immunitario, la regolazione dei ritmi sonno-veglia, la sintomatologia ansioso-depressiva. Ciò è particolarmente utile per coloro che si sottopongono a trattamenti intensi, poiché lo stress e l’ansia correlati a una diagnosi di glioblastoma possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita di un paziente.
  • Nutrizione: l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nelle terapie complementari. Una dieta ricca di antiossidanti, grassi sani,e nutrienti essenziali possono supportare la funzione immunitaria e la salute generale. Collaborare con un nutrizionista specializzato in oncologia può aiutare i pazienti a sviluppare piani alimentari che nutrono il corpo e potenzialmente contribuiscono a migliorare i risultati del trattamento. Una dieta ricca di cibi integrali (frutta, verdura, cereali integrali, proteine ​​magre e grassi sani) può fornire nutrienti essenziali che supportano il sistema immunitario del corpo e aiutano ad attenuare alcuni effetti collaterali delle terapie tradizionali. Gli alimenti ricchi di antiossidanti, ad esempio, come bacche, verdure a foglia verde e noci, possono aiutare a combattere lo stress ossidativo associato alla proliferazione delle cellule tumorali. Inoltre, gli acidi grassi omega-3 presenti nei pesci grassi, nei semi di lino,e noci hanno dimostrato di possedere proprietà antinfiammatorie che potrebbero potenzialmente interferire con la crescita del glioblastoma. Al contrario, alcuni modelli dietetici possono essere dannosi per i pazienti con glioblastoma. Gli alimenti ricchi di zuccheri e lavorati possono promuovere l’infiammazione e la resistenza all’insulina, contribuendo a creare un ambiente meno favorevole all’efficacia delle cure.

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